IL DELTA DEL PO |
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Nel mondo dei pescatori di anguille Nei centocinquanta chilometri di costa che separano Chioggia da Cervia, le acque dell'Adige, del Brenta e del Reno si gettano nell'Adriatico insieme a quelle dei vari rami del Po (di Goro, di Maìstra, di Venezia, di Levante), e creano una straordinaria varietà di paesaggi. Alle dune, ai boschi e ai bacini utilizzati dai pescatori di anguille e dai coltivatori di cozze si affiancano le saline, i campi bonificati, le spiagge. L'uomo, presente fin dal tempo degli Etruschi, ha costruito i centri storici di Comacchio e di Chioggia, dove ponti e canali raccontano di un'antica - e tuttora vitale - civiltà anfibia. Chiuse, argini e stazioni di pompaggio ricordano le fatiche della bonifica. Una fitta rete di "lavorieri" e "casoni" testimonia del duro lavoro dei pescatori di anguille. Il Capanno Garibaldi alle porte di Ravenna e il monumento a memoria della morte di sua moglie Anita ricordano la fuga dell'"Eroe dei due Mondi" dopo la sconfitta della Repubblica Romana. Ma non tutto è all'unisono con la natura. Da Sottomarina a Cervia si affacciano sull'Adriatico una ventina di località balneari. Alle due estremità del Delta sorgono le zone industriali di Ravenna e Marghera. La ciminiera della centrale ENEL di Porto Tolle si alza nel settore veneto del Delta. La via Romea, l'antica strada dei pellegrini che collega Ravenna con Mestre, è percorsa da un pesante traffico di autotreni. Migliaia di cacciatori continuano a frequentare gli acquitrini. Non a caso, la storia dei due parchi gemelli del Delta è stata laboriosa. |






